Tutto quanto concerne l'orientamento al ritorno
Informazioni in sintesi
Il reinserimento sociale nel Paese di destinazione: tanti attori per un unico obiettivo
Le basi di una storia di successo
L’obiettivo principe dell’esecuzione penale è il reinserimento sociale delle persone detenute, che, secondo il Tribunale federale, non deve essere circoscritto alla società svizzera. In Svizzera circa il 70% delle persone private della libertà personale non ha la cittadinanza svizzera (dati dell’Ufficio federale di statistica) e molte di loro dovranno lasciare il territorio nazionale una volta espiata la pena o la misura. Come garantire loro un efficace reingresso in società nel Paese di destinazione? La storia di Angela mostra che cosa è possibile fare quando diversi attori collaborano all’unisono per preparare il rimpatrio.
Angela
Guida turistica a Rio de Janeiro, ex detenuta in Svizzera
Nel 2016 Angela, allora trentatreenne, raggiunge l’Europa. In Svizzera viene condannata a quattro anni e mezzo di reclusione senza sospensione condizionale della pena. Senza più speranze e prospettive, sente di aver toccato il fondo. Oggi vive di nuovo in Brasile, dove ha fondato una famiglia e lavora come guida turistica a Rio de Janeiro.
Che cosa ha reso possibile questo cambiamento di rotta?
La detenzione
Elaborare il prima possibile un progetto di rimpatrio
Il reinserimento sociale nel Paese di destinazione ha inizio già durante il periodo di detenzione e spesso si protrae fino a molto dopo il rimpatrio. Per una risocializzazione riuscita, è cruciale che tutti i soggetti coinvolti collaborino in maniera tempestiva e coordinata.
Jacek Wojdyla
Referente unico della presa in carico, capogruppo «Orientamento al rimpatrio», Servizi di assistenza riabilitativa ed esecuzione penale (Bewährungs- und Vollzugsdienste), Ufficio Esecuzione penale e Reinserimento sociale (Justizvollzug und Wiedereingliederung), Cantone di Zurigo
Anche nel caso delle persone detenute destinate a lasciare il territorio nazionale al termine della pena o della misura, l’obiettivo dell’esecuzione penale è preparare a una vita libera nella legalità. Un buon reinserimento sociale nel Paese di destinazione consente inoltre di ridurre il rischio di ritorno e di violazione della legge penale in Svizzera. Tuttavia, spesso mancano le conoscenze e l’esperienza necessarie a un’efficace preparazione al rimpatrio.
Da qui l’importanza di adottare un approccio sistematico orientato sin da subito al rimpatrio: «Prima si inizia a pianificare il rimpatrio delle persone detenute straniere, più stabili e durature saranno le basi per un efficace reintegrazione sociale nel Paese di destinazione», spiega Jacek Wojdyla.
I Servizi di assistenza riabilitativa ed esecuzione penale del Cantone di Zurigo operano come autorità di esecuzione e sono pertanto competenti per l’esecuzione delle pene e delle misure e per la promozione del reinserimento sociale delle persone penalmente condannate. Al loro interno, i referenti unici della presa in carico assicurano il coordinamento dei diversi soggetti coinvolti nell’esecuzione penale, mentre il gruppo «Orientamento al rimpatrio» garantisce la condivisione di buone pratiche, il rafforzamento di conoscenze e competenze e una programmazione della fase esecutiva delle sanzioni orientata verso il rimpatrio; valuta inoltre l’opportunità di servizi di assistenza volti a sostenere progetti di risocializzazione nei Paesi di destinazione. L’obiettivo è porre le basi per un efficace reinserimento sociale fuori dalla Svizzera.
Cindy Steinmann
Vicecapo dell’Ufficio Servizi penitenziari (Service pénitentiaire), Direttrice per il reinserimento sociale, Cantone di Vaud
La prima fase della preparazione al rimpatrio è quella dell’accettazione della situazione, poiché, come ricorda Cindy von Bueren, «solo nel momento in cui le persone detenute accettano il principio del rimpatrio come parte integrante della loro presa in carico, si possono iniziare a concepire progetti concreti». Questa accettazione può essere favorita dai contatti con il Paese di destinazione (ad es. con parenti, amici e conoscenti), i quali forniscono un orientamento durante tutto il processo di rimpatrio e vanno rafforzati e coinvolti attivamente in modo che siano da sostegno ai progetti di reinserimento sociale.
L’Ufficio Servizi penitenziari del Cantone di Vaud è competente per la presa in carico delle persone sottoposte a provvedimenti penali, dalla custodia preventiva in attesa di giudizio all’esecuzione delle pene e delle misure, fino alla liberazione definitiva.
Assicura la corretta attuazione delle decisioni giudiziali e dirige e controlla il lavoro dell’Ufficio di esecuzione penale (Office d'exécution des peines), dell’Ufficio di coordinamento del casellario giudiziale (Office de coordination du casier judiciaire) e di sei stabilimenti carcerari.
Dispone inoltre di una propria strategia di risocializzazione incentrata sulla preparazione alla liberazione, sull’acquisizione di competenze sociali, sulla revisione critica del reato e sulla promozione della formazione e del lavoro.
La presa incarico individualizzata delle persone detenute è garantita in primis dagli operatori dei servizi sociali e dell’accompagnamento socioprofessionale, i quali svolgono colloqui regolari allo scopo di facilitare gli interventi di risocializzazione, seguono l’intero processo di rimpatrio tenendo conto delle opportunità di trasferimento nel Paese di destinazione, collaborano strettamente con i servizi di assistenza al rimpatrio per consentire la realizzazione dei progetti di rimpatrio individuali e, ove possibile, sostengono tali progetti.
Hervais Kamdem
Aiuto ospedaliero, Divisione Perizie psichiatriche (Unité d'expertises psychiatriques), Centro di psichiatria forense (Centre de psychiatrie forensique), Rete friburghese per la salute mentale (Réseau fribourgeois de santé mentale)
Per poter valutare adeguatamente il rischio di recidiva e definire la strategia trattamentale, occorre tenere conto anche delle difficoltà che le persone detenute possono incontrare nel Paese di destinazione. Tuttavia, mancano ancora pratiche collaudate in materia.
Alle persone detenute straniere destinate al rimpatrio vengono raramente concessi congedi o altri allentamenti del regime sanzionatorio. Questa situazione può compromettere il buon esito del percorso trattamentale, in quanto, come spiega Hervais Kamden, «non avere accesso al regime aperto come le altre persone detenute è causa di frustrazione e alimenta un forte sentimento di ingiustizia».
Il Centro di psichiatria forense della Rete friburghese per la salute mentale esegue perizie psichiatriche e fornisce terapie ambulatoriali alle persone detenute. Gli operatori del Centro intervengono all’interno degli stabilimenti carcerari su incarico delle autorità giudiziarie o delle autorità di esecuzione cantonali con l’obiettivo di ridurre il rischio di recidiva e di creare le condizioni per un reinserimento sociale duraturo.
Transizione
Accompagnare le persone detenute lungo il percorso
Il periodo di detenzione dovrebbe essere usato per programmare il reinserimento sociale nel Paese di destinazione. Tuttavia, per poter riuscire, il progetto di rimpatrio – che è bene sia focalizzato sull’inizio di una nuova vita dopo l’espiazione e non sul reato – deve essere fatto proprio dalla persone detenute, le quali possono avvalersi, se lo desiderano, di un servizio di assistenza al rimpatrio teso ad avviare la transizione.
Michèle Demierre
Responsabile del programma «Reintegrazione nel Paese di origine», Servizio Sociale Internazionale Svizzera
È essenziale che il processo di rimpatrio non venga imposto alle persone detenute: molte di loro sono estenuate, prostrate e senza più speranze; se, però, si riescono ad attivare le loro risorse, possono rifiorire.
A tal fine, è necessario mettere da parte i pregiudizi e assicurare una stretta cooperazione tra tutti i soggetti coinvolti. Sulla scorta delle sue esperienze, Michèle Demierre ritiene che «la più grande, ma anche la più bella sfida è aiutare queste persone ad attivare le loro risorse».
Il Servizio Sociale Internazionale Svizzera fa parte della rete mondiale International Social Service, attiva in oltre 120 Paesi. Sulla scorta del successo del programma «Reintegrazione nel Paese di origine», finanziato con fondi privati, sono sorti i programmi «RESTART».
Questi programmi consentono di offrire un accompagnamento mirato alle persone detenute nei Cantoni di Ginevra, Vaud e Berna destinate al rimpatrio, con l’obiettivo di elaborare e realizzare progetti di reintegrazione nei Paesi di destinazione. In particolare, prevedono visite in carcere allo scopo di fornire alle persone ristrette un servizio di assistenza al rimpatrio e di vagliare le loro prospettive per un ritorno dignitoso e duraturo; questi colloqui rappresentano inoltre un’opportunità per instaurare rapporti basati sulla fiducia.
Dopo il rimpatrio, il testimone passa ai partner locali dell’International Social Service, che sostengono le ex persone detenute nella realizzazione dei loro progetti in loco.
Rahel Zbinden
Responsabile per la consulenza in materia di prospettive e rimpatrio, Programma «Detention», Croce Rossa Svizzera Cantone di Berna
La consulenza in materia di prospettive e rimpatrio tocca temi che hanno un impatto tangibile sulla vita delle persone detenute, in particolare: le prospettive professionali, la sicurezza economica, l’accesso all’assistenza sanitaria nel Paese di destinazione, le misure di sostegno per un efficace reinserimento sociale, le soluzioni abitative, l’aiuto per l’ottenimento dei documenti, l’assistenza psicosociale.
Rahel Zbinden spiega perché tutto ciò ha un impatto positivo sull’esecuzione penale: «I colloqui e le informazioni fornite alle persone detenute aiutano a tranquillizzarle. Parlare di cose concrete apporta chiarezza a loro e calma alla quotidianità detentiva».
La Croce Rossa Svizzera offre alle persone destinate a lasciare il territorio nazionale al termine della detenzione (ordinata ai fini del rinvio coatto o per commissione di reato) un servizio di consulenza incentrato sulle prospettive e sul rimpatrio per aiutarle a chiarire la loro situazione e a creare opportunità di vita nel Paese di destinazione. Il servizio è disponibile per tutte le persone che ne facciano richiesta, direttamente o tramite i servizi competenti.
Una stretta collaborazione con le autorità cantonali per la migrazione è fondamentale, in quanto sono loro ad essere competenti per l’organizzazione dei trasferimenti nei Paesi di destinazione, il coordinamento degli iter burocratici, la verifica dei documenti di viaggio e il controllo della conformità giuridica dei rimpatri. Devono pertanto essere coinvolte nella procedura, soprattutto per quanto attiene alla revoca del permesso di soggiorno e alle modalità di trasferimento.
L’arrivo nel Paese di destinazione
Rendere possibile un nuovo inizio collaborando con i partner locali
L’arrivo nel Paese di destinazione è un momento decisivo in quanto segna l’inizio di un nuovo percorso di vita. Per assicurare un sostegno adeguato e poter mantenere la rotta in questo momento decisivo, è necessario orientare e appoggiarsi a referenti affidabili.
Lida Leskaj
Servizio Sociale Internazionale Albania, operatrice sociale e avvocata
I partner nei Paesi di destinazione forniscono alle persone rimpatriate un accompagnamento personalizzato sulla base dei loro obiettivi personali; se necessario, viene anche svolta una rapida analisi di mercato per valutare le possibilità e la fattibilità dei progetti individuali. «Quello che è importante», spiega Lida Leskaj, «è instaurare con le persone rimpatriate un rapporto fondato sulla fiducia».
I partner locali conoscono la realtà del posto e possono trovare e contattare i servizi più adatti per risolvere problemi di natura amministrativa, sanitaria o finanziaria. Inoltre, si occupano della gestione degli aiuti finanziari, che, una volta approvati dal Servizio Sociale Internazionale Svizzera, vengono versati a loro, che li usano per pagare direttamente i prestatori di servizi in situ.
Un nuovo inizio
Una storia di fiducia, coraggio e collaborazione
Angela è giunta al termine del suo percorso di rimpatrio, che è iniziato quando, ancora in carcere, gli operatori sociali le hanno parlato della possibilità di ottenere la liberazione condizionale e di avvalersi del sostegno del Servizio Sociale Internazionale Svizzera. È stata questa prospettiva a motivarla a passare dalle parole ai fatti e a prendere in mano il suo processo di rimpatrio per costruirsi una nuova vita nel suo Paese di origine.
Con l’aiuto del Servizio Sociale Internazionale Svizzera, Angela ha potuto elaborare un progetto di reinserimento sociale che valorizzasse le sue spiccate capacità linguistiche (parla correntemente cinque lingue) e comunicative. Una volta tornata in Brasile, ha contattato l’organizzazione partner sul posto e ha iniziato un corso di formazione nel settore turistico, che è riuscita a completare grazie alla sua determinazione e al sostegno ricevuto.
Oggi Angela vive a Rio de Janeiro, dove ha fondato una famiglia e lavora come guida turistica. La sua storia mostra che un pieno reinserimento sociale è possibile se ci sono la fiducia, la collaborazione e la motivazione. «Non so come avrei fatto a reintegrarmi e a riprendere le redini della mia vita senza il sostegno che mi è stato dato», riconosce infatti Angela.