Ritorno nel Paese di origine

Un progetto che mira a incoraggiare il ritorno volontario delle persone detenute straniere

Ritorno nel Paese di origine

Lasciare la Svizzera al termine di una sanzione penale

Stando alle statistiche più recenti, le persone detenute straniere rappresentano circa il 70% della popolazione carceraria svizzera. Spesso queste persone devono lasciare la Svizzera al termine della sanzione se non possiedono un’autorizzazione di soggiorno o se l’autorizzazione è stata revocata a seguito di una decisione di espulsione, e devono ritornare in un Paese che non sempre è familiare benché si tratti del loro Paese di origine. Nel 2021 sono state espulse 1'895 persone al termine della sanzione (UFS). Spesso questa situazione genera frustrazione, rabbia e sconforto. Gli stabilimenti carcerari sono messi sotto pressione e il clima generale ne risente.

Come preparare al meglio il ritorno delle persone detenute straniere? Come fare in modo che la detenzione sia proficua per il loro reinserimento nel Paese di origine? Per rispondere a queste domande è stato creato un gruppo di lavoro diretto dalla Rete friburghese di salute mentale (RFSM) e dal Centro svizzero di competenze in materia d’esecuzione di sanzioni penali (CSCSP). Questo gruppo riunisce diversi attori chiave che lavorano congiuntamente per migliorare la presa in carico delle persone straniere detenute, che presenta diverse complessità. Tra la presa in carico in detenzione, la pianificazione di progetti di ritorno con diversi partner e il rientro nel Paese di origine, la persona può essere seguita da decine di enti locali, cantonali, federali e internazionali. Pertanto, le sinergie sono fondamentali.

Attraverso diverse testimonianze presentiamo il ruolo e il valore aggiunto degli attori coinvolti dall’inizio della detenzione fino al ritorno nel Paese di origine. Le sfide sono numerose perché spesso l’espulsione non è corredata da prospettive di reinserimento. Questa iniziativa dimostra che esistono soluzioni per migliorare la presa in carico e costruire un progetto di ritorno realistico.

In detenzione

Riflettere a un progetto di accompagnamento al ritorno il prima possibile

Jacek Wojdyla
«L’obiettivo principale è di permettere alle persone detenute che non hanno il diritto di rimanere in Svizzera di continuare a vivere in libertà senza commettere reati nel loro Paese di origine.»

L’arrivo in detenzione, l’attesa della sentenza e l’accettazione sono tappe importanti e spesso difficili per tutte le persone detenute. Quando la persona è certa che al termine della sanzione dovrà lasciare la Svizzera, dove ha vissuto per molti anni o addirittura per tutta la vita, ci sono aspetti aggiuntivi da tenere in considerazione. Inoltre, la revoca o l’assenza di autorizzazione di soggiorno rende l’esecuzione della sanzione penale più difficile, perché spesso le persone interessate non beneficiano di alleggerimenti (per esempio i congedi) come le persone di nazionalità svizzera o le persone straniere con autorizzazione di soggiorno in corso di validità.

Pertanto, è fondamentale pensare il reinserimento in un’ottica più ampia e non limitarlo al reinserimento progressivo nella società svizzera. La pianificazione della sanzione dovrebbe tenere conto del ritorno il prima possibile: in questo modo, le persone interessate possono acquisire un ruolo centrale e attivo, e si riduce il rischio di recidiva.

Cindy von Bueren
«Solo dopo aver svolto il lavoro di accettazione si possono avviare progetti concreti.»

Per riuscirci, bisogna superare numerosi ostacoli: oltre alla mancanza di risorse, di cui si parla spesso, le reti e gli attori coinvolti sono poco noti e i professionisti e le professioniste del settore non dispongono degli strumenti adatti per orientare le persone interessate. Tra le soluzioni possibili si possono annoverare una migliore condivisione delle informazioni, il coordinamento tra tutte le parti coinvolte e l’identificazione degli intermediari e dei contatti nel Paese di ritorno (congiunti o organizzazioni che possono fornire sostegno in loco).

Il tempo trascorso in detenzione può essere proficuo per preparare il futuro, e il piano di esecuzione della sanzione può essere pensato come uno strumento al servizio di un progetto: quale formazione, quali competenze, quali contatti possono essere utilizzati per raggiungere questo obiettivo? Si può impiegare il tempo trascorso in detenzione per acquisire competenze professionali, informatiche, linguistiche o contabili per preparare il progetto di ritorno.

Hervais Kamdem
«Non poter ottenere alleggerimenti del regime di detenzione genera frustrazione e un sentimento di ingiustizia.»

Per le persone che seguono una terapia l’assenza di un progetto può condurre a una stagnazione del processo terapeutico, che stiano eseguendo una misura terapeutica stazionaria o meno. Inoltre, ove necessario, si deve riflettere al proseguimento della terapia dopo la partenza. Pertanto, la partecipazione attiva delle persone interessate è fondamentale. L’obiettivo di questa presa in carico su misura non è di fare pressione sulle persone detenute straniere affinché lascino la Svizzera: si tratta piuttosto di adoperare il tempo trascorso in detenzione per riflettere a un progetto che abbia senso per loro.

Transizione

Accompagnare le persone detenute lungo il percorso

Michèle Demierre
«È importante portare le persone ad attivare le loro risorse personali.»

Il tempo trascorso in detenzione dovrebbe essere una transizione verso il mondo esterno. Se si definisce un progetto sin dall’inizio dell’esecuzione della sanzione, il tempo trascorso in detenzione sarà strutturato e si apriranno prospettive concrete per il futuro. A tale scopo, la collaborazione tra gli stabilimenti di privazione della libertà e le organizzazioni che accompagnano le persone detenute nella concezione e nella realizzazione dei loro progetti (come il Servizio Sociale Internazionale - Svizzera, alcune sezioni cantonali della Croce Rossa e le autorità cantonali della migrazione) è fondamentale.

Per pianificare il ritorno nel rispetto della dignità della persona, queste organizzazioni adottano un approccio libero da giudizio incentrato sulla persona interessata e la aiutano a definire un progetto professionale o di formazione in base alle sue attitudini e alla sua esperienza.

Rahel Zbinden
«L’obiettivo è che la persona possa ritornare nel suo Paese di origine con un progetto per il futuro.»

I partner locali, una volta stabilito il contatto, analizzeranno la situazione del Paese di ritorno e parleranno con la persona interessata dei suoi progetti tenendo conto dei legami famigliari, delle competenze professionali e della situazione finanziaria. Questi scambi devono aiutare la persona a pianificare da sé il proprio progetto.

Le collaborazioni sono fondamentali per costruire un progetto realista e duraturo, e gli stabilimenti carcerari devono essere coinvolti direttamente. La presenza di famigliari o di congiunti nel Paese di ritorno e il fatto di poter contare su una rete già impostata sono fattori decisivi per il successo del progetto.

Nel Paese di origine

Da persona detenuta in Svizzera a guida turistica in Brasile

Angela
«Non riesco a immaginare come avrei potuto reintegrarmi e riprendere in mano la mia vita senza il sostegno che ho ricevuto.»

Spesso si hanno poche informazioni sulle persone che sono state espulse dopo aver scontato una sanzione penale in Svizzera. Il reinserimento è pensato anzitutto come reinserimento nella società svizzera e non esistono informazioni sul (re)inserimento nel Paese di origine.

Le sfide sono ancora più significative per le persone che sono state espulse, a cominciare dal rischio di recidiva qualora non ci siano prospettive nel Paese di origine. Un progetto realistico, definito durante la detenzione in Svizzera, può essere la chiave di un ritorno riuscito. A tale scopo, la persona deve attivare le proprie risorse per riflettere a un progetto che abbia senso per lei.

Inoltre, devono essere coinvolti numerosi attori (istituzionali e non) lungo il percorso di riflessione, che unisce da un lato le autorità penitenziarie svizzere e dall’altro la società civile e i congiunti nel Paese di destinazione.

Lida Leskaj
«Stabilire un rapporto di fiducia con la persona.»

Grazie ai partner locali, le organizzazioni come il Servizio Sociale Internazionale (SSI) - Svizzera o la Croce Rossa possono fungere da anello di congiunzione e seguire l’evoluzione e la realizzazione del progetto. In questo modo le persone interessate non rimangono senza sostegno.

In alcuni Paesi è possibile rivolgersi a intermediari a cui il SSI o la Croce Rossa hanno conferito il mandato di fornire un’assistenza personalizzata e che possono avvalersi della loro conoscenza del contesto economico locale per aiutare la persona interessata. Inoltre, il partner locale è incaricato delle spese legate al progetto, poiché la persona non riceve denaro direttamente.

Il SSI segue ciascun progetto a distanza e controlla tutti i documenti. In genere l’assistenza viene proposta per un anno, a volte di più, con l’obiettivo di individuare le condizioni favorevoli per il successo del progetto.

L’assistenza non può essere proposta a tutti per via delle risorse limitate a disposizione. Si auspica che in futuro questa assistenza possa essere estesa a un maggior numero di persone, anche alla luce delle numerose esperienze positive e grazie alla condivisione del saper fare delle persone e degli enti coinvolti.

Informazioni aggiuntive

Panoramica delle risorse sul ritorno